mercoledì 7 dicembre 2016

Apre a Napoli il supermercato senza soldi

Un vero e proprio supermercato dove le persone in difficoltà economica possono fare la spesa pagando gli acquisti con ore di volontariato da praticare presso i servizi sociali. Apre a Napoli "Arca, l'Emporio della Solidarietà".
“Arca, l’emporio della solidarietà” non è il solito punto di raccolta per indigenti ma un vero e proprio supermercato dove le persone più povere possono recarsi per fare la spesa. Qui però non servono soldi ma una particolare tessera punti che, passata alla cassa, “converte” gli acquisti dei beneficiari in ore di volontariato che dovranno essere praticate presso i servizi sociali.

Il progetto, unico in Campania, non riceve fondi pubblici ed è stato avviato nella zona flegrea di Napoli tra Bacoli e Monte di Procida su iniziativa di un’associazione locale “la Casetta Onlus”  e la “Fondazione Progetto Arca”  di Milano, oltre ad aver ricevuto supporto dalla generosità dei tanti esercizi commerciali della zona.
I servizi sociali dei due comuni flegrei hanno designato 40 famiglie della zona che si trovano in condizioni di indigenza e potranno beneficiare del progetto. Quando le ore di volontariato verranno assegnate, potranno essere prestate secondo le proprie disponibilità o predisposizioni, e verranno precedute da un corso di formazione durante il quale si imparerà a relazionarsi con gli altri e con le relative situazioni di disagio.

Il progetto “Arca, emporio della solidarietà” assume un significato fondamentale di fronte ai numeri recentemente diffusi sulla povertà in Italia. Nel nostro paese oltre un milione e mezzo di famiglie vivono in povertà assoluta, per un totale di 4,5 milioni di persone, il numero più alto dal 2005 ad oggi. Come spesso accade, le situazioni di disagio sono concentrate nel Mezzogiorno dove si trova il 45,3% di poveri del totale nazionale.


Lo straordinario valore aggiunto di questa iniziativa non sta soltanto nel servizio di sostegno alle famiglie indigenti, ma anche nel concetto innovativo di solidarietà circolare.

La grande opportunità della Bioeconomia ed Economia Circolare. I nuovi modelli di business con i rifiuti finanziabili dall’UE

Ogni anno nell’Unione europea buttiamo via 2,7 miliardi di tonnellate di rifiuti, di cui 98 milioni di tonnellate sono rifiuti pericolosi. In media solo il 40% dei rifiuti solidi viene riutilizzato o riciclato, il resto è messo in discarica o è destinato all’incenerimento.

La produzione totale di rifiuti è stabile nell’UE, ma è in aumento la produzione di alcuni flussi di rifiuti, come i rifiuti da costruzione e demolizione, i fanghi di depurazione e i rifiuti marini. I rifiuti delle apparecchiature elettriche ed elettroniche sono in aumento.

Alcuni Stati membri riciclano oltre l’80% dei rifiuti, a dimostrazione di come sia possibile utilizzarli come una risorsa fondamentale nell’UE.

Il miglioramento della gestione dei rifiuti contribuisce a un miglior utilizzo delle risorse e può aprire nuovi mercati e creare posti di lavoro, favorendo una minore dipendenza dalle importazioni di materie prime e consentendo di ridurre gli impatti ambientali.

Se i rifiuti sono destinati a diventare una risorsa da reintrodurre nell’economia come materia prima, occorre attribuire una priorità di gran lunga maggiore al riuso e al riciclaggio.

Una combinazione di varie politiche contribuirebbe alla creazione di una vera economia del riciclaggio, tra cui la progettazione di prodotti che integrino un approccio basato sul ciclo di vita, una migliore cooperazione tra tutti gli operatori del mercato lungo l’intera catena di valore, processi di raccolta perfezionati, un quadro normativo adeguato, incentivi per la prevenzione e il riciclaggio dei rifiuti, nonché investimenti pubblici in impianti moderni per il trattamento dei rifiuti e il riciclaggio di alta qualità.


Entro il 2020 i rifiuti saranno gestiti come una risorsa. I rifiuti pro capite saranno in fase di netto declino.

Il riciclaggio e il riuso dei rifiuti saranno opzioni economicamente interessanti per gli operatori pubblici e privati, grazie alla diffusione della raccolta differenziata e allo sviluppo di mercati funzionali per le materie prime secondarie.

Sarà riciclata una quantità maggiore di materiali, inclusi quelli che hanno un impatto ambientale considerevole e le materie prime essenziali.

La legislazione in materia di rifiuti sarà pienamente applicata. Le spedizioni illecite di rifiuti saranno state completamente eliminate.


Il recupero di energia sarà limitato ai materiali non riciclabili, lo smaltimento in discarica praticamente eliminato e sarà garantito un riciclaggio di alta qualità.

20 grammi di noci al giorno fanno bene al nostro cuore

Frutta secca e malattie cardiovascolari: bastano poche noci o noccioline al giorno per mantenere in salute il nostro cuore. Circa 20 grammi al dì, infatti, apportano una marea di benefici all’apparato cardiaco, ma prevengono anche il cancro e scacciano via il rischio di morte prematura.

Che le noci, ottima buona fonte di acidi grassi essenziali, siano tra le migliori alleate della salute del cuore e della circolazione è risaputo da tempo, e ora a confermarlo è una ricerca dell’Imperial College London e della Norwegian University of Science and Technology, pubblicata su BMC Medicine.

I ricercatori hanno effettuato una meta-analisi analizzando 29 studi internazionali che hanno coinvolto fino a 819mila persone e incluso più di 12mila casi di malattie delle coronarie, 9mila casi di ictus, 18mila casi di malattie cardiovascolari e cancro e più di 85mila morti. Tenuto conto delle variazioni legate alle differenze di genere, ai fattori di rischio e alla provenienza geografica, è risultato che 20 grammi al giorno di noci, nocciole o noccioline possono ridurre il rischio di malattie delle coronarie di quasi il 30%, il rischio di cancro del 15% e quello di morte prematura del 22%.

In più, quella manciata giornaliera di frutta secca sarebbe anche in grado di abbattere il rischio di diabete e di patologie respiratorie.
Lo studio ha preso in esame diverse varietà come noci, nocciole, noci pecan e noccioline. Le noci semplici e le noci pecan sono molto ricche di magnesio, di fibre, di grassi polinsaturi, di antiossidanti che hanno il potere di contrastare il cosiddetto stress ossidativo, una condizione causata dall'eccessiva produzione di radicali liberi che potrebbe ad esempio ridurre il rischio di cancro.


Basta allora mangiare un po’ di noci per stare bene in salute? Non proprio! Se è vero, da un lato, che il consumo di frutta secca in guscio si può associare a una bassa incidenza di molte patologie, non significa che dobbiamo considerare noci e noccioline come elisir che consentono dall’altro lato una dieta squilibrata. L’aggiunta di noci, nocciole o mandorle a una dieta scorretta non protegge da nulla. Il segreto, allora, è sempre quello: mangiare tutto e nelle giuste quantità, seguire uno stile di vita sano e fare tanta attività fisica.

Criminalità: allarme sicurezza nelle campagne

La strage di ulivi secolari monumentali in Puglia da parte di bande criminali per fare business sulla legna da rivendere al mercato nero sono la punta dell’iceberg dell’allarme sicurezza nelle campagne. E’ quanto denuncia la Coldiretti in riferimento al taglio di 40 rigogliosi ulivi centenari nel barese in un appezzamento di Santo Spirito con la perdita di un patrimonio storico del territorio con pesanti effetti ance sul piano economico ed occupazionale.

Un vile atto che ha segnato la fine dell’attività olivicola di un giovane agricoltore che prima di poter raccogliere nuovamente olive, dovrà aspettare anni. Ogni albero garantiva circa un quintale di olive e il paradosso vergognoso della vicenda è che gli ulivi di inestimabile valore sono stati tagliati per rivendersi la legna.

Purtroppo è solo l’ultimo degli episodi di criminalità che colpiscono le campagne dove i clan agiscono sottraendo attrezzature e mezzi agricoli, abigeato di animali, furti di prodotti agricoli, danneggiamento delle colture con il taglio di intere piantagioni ma con i classici strumenti dell’estorsione e dell’intimidazione impongono anche la vendita di determinate marche e determinati prodotti agli esercizi commerciali, che a volte, approfittando della crisi economica, arrivano a rilevare direttamente.

Dai ladri di polli ai raid criminali organizzati con furti di intere mandrie e carichi di extravergine, intere cantine di vino svuotate. alveari scomparsi  nel nulla ma anche trattori fatti sparire su commissione da bande specializzate dei Paesi dell’Est sono alcuni degli atti rilevati dall’Osservatorio sulla criminalità nell’agricoltura e sul sistema agroalimentare promosso dalla Coldiretti.

Episodi che non hanno risparmiato anche personaggi pubblici come Bruno Vespa che nell’azienda vitivinicola del tarantino ha subito quest’estate il taglio dei ceppi di vite. Una situazione di pericolo che è affrontata nelle campagne tra l’altro con servizi di scorta ai raccolti di olive e ronde tra vicini per vigilare sui raccolti ma gli agricoltori nei territori più sensibili chiedono anche l’intervento dell’esercito.

La criminalità organizzata che opera nelle campagne incide più a fondo nei beni e nella libertà delle persone, perché a differenza della criminalità urbana, può contare su un tessuto sociale e su condizioni di isolamento degli operatori e di mancanza di presidi di polizia immediatamente raggiungibili ed attivabili.


Si tratta dunque di lavorare per il superamento della situazione di solitudine invertendo la tendenza allo smantellamento dei presidi e delle forze di sicurezza presenti sul territorio, ma anche incentivando il ruolo delle associazioni di rappresentanza attraverso il confronto e la concertazione con la Pubblica amministrazione, perché la mancanza di dialogo costituisce un indubbio fattore critico nell'azione di repressione della criminalità.

martedì 6 dicembre 2016

Svimez: record nei campi al sud, da + 5,5% lavoro a +7,3% v.a.


E’ l’agricoltura del Mezzogiorno a far segnare il maggior tasso di crescita dei posti di lavoro nel 2016 con un aumento record del 5,5 per cento, ma ad aumentare è anche il valore aggiunto che registra un balzo del 7,3%, superiore a tutti i settori produttivi. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti relativa ai dati del Rapporto Svimez del 2016. E’ una dimostrazione del fatto che l’agricoltura nel Mezzogiorno è oggi capace di offrire prospettive di lavoro sia a chi vuole intraprendere con idee innovative sia a chi vuole trovare una occupazione anche temporanea. Il rilancio del Sud passa dunque dalla capacità di riuscire finalmente a sfruttare le risorse culturali e paesaggistiche e ambientali che offrono enormi opportunità all’agricoltura di qualità, all’enogastronomia e al turismo. Un nuovo modello di sviluppo che passa dalla valorizzazione della distintività del territorio come hanno dimostrato di saper fare le moltissime nuove imprese condotte da giovani nate nel settore agricolo.