giovedì 30 marzo 2017

FOGLIE TV - OP Arca Fruit inaugura il 2017 di "Frutta nelle Scuole"



OP Arca Fruit porta la frutta nelle scuole pugliesi, lucane, toscane, abruzzesi e umbre per un totale di circa 200mila bambini facendo conoscere ed apprezzare gli aspetti di gusto e di salubrità ai più piccoli affinchè crescano con sane  abitudini alimentari. OP Arca Fruit si è infatti aggiudicata il Lotto 7 (Basilicata – Puglia) e quello 9 (Toscana – Umbria - Abruzzo)  del programma europeo "Frutta nelle Scuole" (progetto finanziato con fondi comunitari e nazionali e gestito dal Mipaaf) . L'attività non si limita alla sola distribuzione della frutta; per incoraggiare e motivare i bambini al consumo di frutta, Arcafruit ha infatti ideato una serie di attività parallele: tra queste, nei giorni scorsi, la visita di scolaresche e insegnanti presso le strutture aziendali dove avvengono i processi di lavorazione e confezionamento della frutta. Grande entusiasmo fra i bambini per una febbre da frutta fresca che..fa bene alla salute!

“Frutta fresca nelle scuole”: alla OP ‘Arca Fruit’ la distribuzione di frutta per 200.000 alunni di 5 regioni italiane

La OP di Bisceglie si aggiudica 2 lotti del programma - Il 3 aprile in vetrina  a Milano.

Bisceglie(Bat)-Parla pugliese la OP (Organizzazione di Produttori)ortofrutticola che si è aggiudicata due lotti del programma “Frutta nelle scuole”, il programma finanziato dalla Unione Europea per incrementare i consumi di frutta e verdura da parte dei bambini, sostenere abitudini alimentari più corrette ed  una nutrizione più equilibrata. Da qualche giorno e sino alla fine dell'anno scolastico 2016/2017, la OP  ARCA FRUIT società cooperativa distribuirà infatti frutta fresca a non meno di 200.000 alunni delle elementari di 5 regioni: Toscana, Umbria, Abruzzo, Puglia e Basilicata. Per la OP con sede a Bisceglie, nella Bat, riconosciuta nel 2012  e cresciuta sino a contare 250 soci tra produttori ortofrutticoli singoli  e 5 cooperative agricole, l'aggiudicazione dei due lotti costituisce un impegno organizzativo e logistico di grande impatto che consiste nella distribuzione, per tutti i giorni del calendario scolastico, di confezioni di frutta da 160 grammi nelle regioni interessate. Per questa OP -  i cui soci sono distribuiti soprattutto nel nord e nel sud est barese, oltre che nel foggiano -  è un ulteriore salto di qualità nella produzione e commercializzazione di ortofrutta. Nella superficie agricola utilizzata (Sau) dai soci si coltiva soprattutto frutta, il 75% del totale, ed ortaggi per la parte residua e nel comparto frutticolo prevalgono nettamente uva da tavola (60%) e ciliegie (40%). Anche se la innovazione è la parola d'ordine. “Stiamo innovando la gamma puntando -spiega Sergio Curci, presidente di ARCA FRUIT  – anche su albicocche e fichi fioroni”.
Tra i progetti di questa OP vi è anche l'ingresso in una  Associazione di Op (AOP), “un obiettivo -aggiunge Curci- che ci poniamo nel medio termine come obiettivo indispensabile per crescere ancora in volumi prodotti e commercializzati, oltre che in fatturato che, nel 2016, ha raggiunto i 13 milioni di euro”.
Con questi risultati all'attivo non sorprende che ARCA FRUIT abbia deciso di partecipare a Milano il prossimo 3 aprile, all'Hotel Carlton Baglioni, a “ Benevenuti in Puglia  2017”, la vetrina internazionale del brand Puglia  che promuove le eccellenze agroalimentari della regione, oltre che quelle  turistiche e culturali. La OP promuoverà a Milano le produzioni frutticole (uva, albicocche, ciliegie) e orticole (verdure) tipiche della Puglia esaltandone le caratterisiche organolettiche e salutari così  da incentivarne il consumo. “Saremo a Milano il 3 aprile-conclude Curci-perchè Benevenuti in Puglia è una delle vetrine più importanti del food della regione.I soci ci hanno chiesto di esserci perchè è una vetrina prestigiosa per promuovere nei mercati del nord Italia e del centro Europa le nostre eccellenze”.



 Ufficio  Stampa  ARCA FRUIT

Agricoltura: Cia, valore cresce ma allarme redditi -8%

L'agricoltura crea valore, ma non 'paga' chi la fa. Mentre infatti il comparto fattura oltre 57 miliardi di euro sui campi, i redditi degli agricoltori calano dell'8% annuo (contro la media Ue del 2%). E' quanto sottolinea la Cia-Agricoltori Italiani durante la sua VIII Conferenza economica, in corso a Bologna, nel sottolineare il "paradosso" di una realtà, quella agroalimentare, che vede l'export del Made in Italy macinare un record dopo l'altro, superando la soglia di 38 miliardi mentre i prezzi pagati ai produttori diminuiscono di un altro 5% nell'ultimo anno.

Ancora, mentre il settore primario crea occupazione con quasi 1,2 milioni di unità attive, l'imprenditore agricolo perde un giorno di lavoro su quattro per assolvere pratiche e adempimenti burocratici. Per pagare un caffè al bar, l'agricoltore tipo dovrebbe mettere sul bancone oltre 2 chili di riso o almeno 11 uova - ricorda la Cia - Ma anche per comprare un biglietto del cinema un produttore dovrebbe vendere quasi 18 chili di patate, che oggi 'valgono' circa 45 centesimi al chilo, mentre al consumatore vengono proposte a 1,50 euro con un ricarico del 233%.

Per questo la Confederazione dai tavoli della conferenza rilancia il progetto del "Network dei Valori", su cui sta lavorando per raccogliere adesioni e contributi dopo averlo presentato all'Assemblea nazionale dello scorso novembre. La proposta della Cia è di creare accordi sinergici codificati tra l'agricoltura, l'artigianato, il commercio, la logistica e gli enti locali per costruire un percorso virtuoso intorno alle produzioni agroalimentari. Con un codice di tracciabilità 'ad hoc' da apporre sul packaging dei cibi.


"Il progetto è ambizioso - osserva la vicepresidente vicaria della Cia Cinzia Pagni - ma è una strada che bisogna percorrere perché porterebbe benefici a tutti i comparti coinvolti. Da una prima proiezione della fattibilità del progetto, secondo la Cia si potrebbero risparmiare circa 18 miliardi di euro.


Fonte: Ansa.it

Autorizzazioni eccezionali: emergenza decreti

l ritmo con cui il ministero della Salute riesce a tramutare in decreto le segnalazioni di emergenza fitosanitaria non riesce a soddisfare completamente le esigenze dei portatori di interesse che, pur avallate dal Servizio fitosanitario nazionale, non vengono ancora approvate in tempo per renderle disponibili nei periodi richiesti.

Rispetto all’ultimo aggiornamento di metà febbraio le emergenze rimaste inevase sono ancora in numero superiore rispetto a quelle approvate, per ragioni che vanno dal mancato interesse delle ditte produttrici che non presentano la domanda a problemi sollevati dalla “Sezione consultiva per i fitosanitari” per carenze documentali o perché l’emergenza approvata dal Servizio fitosanitario nazionale non risulterebbe priva di soluzioni autorizzate e di conseguenza non sarebbe del tutto giustificata.

E’ il solito problema che blocca o rallenta tutto in Italia: a ogni passaggio qualunque decisione può venire messa in discussione e annullata, anche se in molti casi il ripensamento è giustificabile.

Emergenze decretate
Nell’ultimo mese sono quattro le emergenze fitosanitarie diventate decreto:
Aclonifen per il diserbo del cece (decreto 13 marzo 2017)
Iprodione su bietola portaseme contro Phoma (decreto 27 febbraio 2017)
Azoxystrobin su cece contro l’antracnosi (decreto 13 marzo 2017)
Forchlorfenuron contro la PSA dell’actinidia (decreto 27 febbraio 2017)
Emergenze approvate
Nello stesso periodo il Servizio fitosanitario nazionale ha avallato le seguenti emergenze:
Insalate. Lattughe e insalate baby leaf in coltura protetta: Azoxistrobina contro Rhizoctonia solani. Zoxamide contro peronospora di rucola e tutte le baby leaf.
Spinacio. Zoxamide contro peronospora.
Tabacco. Nematodi: Fluopyram. Lepidotteri defogliatori: Indoxacarb.
Piccoli frutti. Lampone, Mora: Trifloxystrobin+Fluopyram contro ruggine e botrite. Trifloxystrobin+Fluopyram contro botrite di mirtillo e ribes. Abamectina contro acari, Deltametrina e Piretrine contro Drosophila suzukii, ancora Piretrine contro cimice asiatica. Fosetil alluminio contro marciumi basali.
Basilico. Zoxamide+Dimetomorf contro peronospora, Napropamide, Clomazone (solo piante da seme) (diserbo).
Cetriolo da seme. Clomazone (diserbo).
Cocomero. Cicloxidim, Fluazifop-etile, Propaquizafop, Quizalofop (diserbo),
Pomacee, Actinidia, Albicocco, Susino, Ciliegio. Etofenprox, Clorpirifos metile, Fosmet Clorpirifos etile, Acetamiprid contro cimice asiatica.
Actinidia. Etofenprox, Clorpirifos metile, Fosmet Clorpirifos etile, Acetamiprid contro cimice asiatica.
Cardo. Dimetoato contro Cassida deflorata, Terellia fuscinicornis e Larinus cynarae
Quante verranno approvate con decreto?
Approfondimenti per studiosi, addetti ai lavori o semplicemente curiosi
Portale del ministero della Salute relativo alle autorizzazioni in deroga per emergenza fitosanitaria
Linea guida per le autorizzazioni in deroga per emergenza fitosanitaria

Fonte: Agronotizie

mercoledì 29 marzo 2017

FOGLIE TV - Grape&Grape Group, il convegno a Bari



Le ultime varietà di uva da tavola,  la creazione di un nuovo progetto di filiera, la ricerca, produzione, promozione e vendita del prodotto, il futuro del nostro territorio: questi i principali argomenti trattati durante il convegno organizzato da "Grape&Grape Group - Innovazione e Ricerca per la Viticoltura" presso l'Hotel Parco dei Principi a Bari. "Ottenere nuove cultivar, proporre innovazioni, metterle a disposizione del territorio e promuoverle sui mercati per noi è possibile, anzi necessario": questa la mission di "Grape&Grape Group".

Rain garden: cosa sono, a cosa servono

Si sente sempre più parlare di rain garden, una soluzione di giardinaggio adatta sia ai privati che alle istituzioni pubbliche, per la gestione degli spazi verdi cittadini. Ma quali sono le loro caratteristiche e perché possono risultare importanti anche in un’ottica di prevenzione urbana, il tutto in modo ecologico?
Rain garden: cosa sono?
In linea del tutto semplificata, si può affermare che i rain garden – in italiano “giardini della pioggia” – sono dei leggeri avvallamenti, di poco inferiori al manto stradale, ricoperti di terriccio altamente assorbente nonché di specie vegetali adatte alla crescita in terreni particolarmente ricchi d’acqua. Di norma, si tratta di aiuole di medie e piccole dimensioni, che vedono alla loro base un sistema drenante, collegato ad appositi canali di scolo e, quindi, al normale allacciamento fognario.
Nati all’interno dell’ambito dell’architettura sostenibile ed ecologica, questi piccoli giardini sono in grado di raccogliere l’acqua piovana, evitando così gli allagamenti del manto stradale, di marciapiedi e aree pedonali, nonché spazi privati. La struttura trattiene e assorbe lentamente l’acqua, filtrandola e depurandola nel terriccio, quindi restituendola all’ambiente con anche una forte riduzione di agenti inquinanti. Richiede inoltre una manutenzione abbastanza ridotta, poiché grazie alle specie vegetali coltivate nell’appezzamento si viene a creare un vero e proprio ecosistema in miniatura, capace di rigenerarsi e depurarsi continuamente.
Rain garden: a cosa servono
Come già accennato, i rain garden nascono all’interno dell’architettura sostenibile ed ecologica, come risposta ad alcuni dei grandi problemi sollevati dall’urbanizzazione. Nei centri abitati, infatti, i terreni diventano sempre più impermeabilizzati, riducendo così la naturale capacità di assorbimento dell’acqua, nonché la sua depurazione e il suo recupero.
Il primo scopo, come già citato nel precedente paragrafo, è quello di raccogliere l’acqua piovana, gestendo in modo sapiente tutti i disagi dovuti ai violenti acquazzoni, nonché ai problemi di allagamento di molte aree cittadine. Data la lieve depressione rispetto al manto stradale, l’acqua viene raccolta rapidamente, dopoché assorbita e rilasciata in modo più graduale. Così facendo, durante i fenomeni atmosferici più intensi i rain garden riducono anche del 50% l’afflusso rapido di acque al sistema fognario o alle tubature di raccolta, evitando quindi intasamenti, fuoriuscite non volute e, di conseguenza, anche la rottura degli stessi impianti.
Non è però tutto, poiché il secondo scopo è quello di ridurre con la fitodepurazione le sostanze inquinanti nelle acque di scolo, poi raccolte nel terreno e rimesse nelle falde. Il terreno – dalle composizioni più varie, spesso con un mix sapiente di sabbia, ghiaia, compost e terriccio drenante – filtra infatti l’acqua con il suo assorbimento lento, depurandola grazie anche all’azione delle piante coltivate nel giardino. Un fatto non da poco, se si considera come in ambito urbano le piogge spesso fungono da pulizia dell’aria, raccogliendo sostanze nocive dovute al classico smog.
I rain garden, infine, possono rispondere alle necessità di risparmio delle amministrazioni cittadine: il costo di progettazione e realizzazione è mediamente contenuto, mentre le attività di manutenzione si limitano al controllo, e all’eventuale potatura, delle specie coltivate.
Autore: Marco Grigis

Fonte: Greenstyle

Melinda: il cambiamento essenziale del mondo riparte dalla terra

In relazione alle richieste sempre maggiori dei consumatori di frutta biologica, Melinda sta mettendo in atto un importante progetto sulla produzione di varietà adatte alla coltura bio con caratteristiche di resistenza maggiori e quindi adatte a una gestione agronomica più semplice. 

Nella pratica, Melinda si impegna nella ricerca di varietà resistenti anche nella direzione di quanto previsto dal nuovo Regolamento Provinciale sull'uso sostenibile dei fitofarmaci. L'obiettivo finale è tutelare l'economia del territorio e nel contempo mantenere saldo l'obiettivo di una frutticoltura sostenibile.
Il Consorzio Melinda conta 16 cooperative che raggruppano 4.200 famiglie di frutticoltori i quali coltivano circa 7mila ettari di meleti e 28 milioni di meli tra Val di Non e Val di Sole. In quest'area del Trentino e in Alto Adige si concentra il 70% della produzione regionale e il 20% della produzione nazionale.

Tutto questo grazie al consorzio creato nel 1989, che oggi tocca un giro d'affari di 280 milioni di euro con partner commerciali in 50 Paesi del mondo, soprattutto Germania, ma anche Algeria ed Egitto.
Oasi dei frutteti naturali
Oggi la produzione di Melinda Bio è di circa 2.500 tonnellate, raccolte su circa 80 ettari coltivati. Il piano prevede in 5 anni di raggiungere una superficie coltivata con metodo Biologico di 300 ettari (+370%) per una produzione di mele stimata in 14.000 tonnellate.

Tale produzione si svilupperà soprattutto nei Distretti o Isole BIO o comunque superfici il più grandi possibile e consentirà a Melinda di essere presente in maniera costante sul mercato e di lavorare il prodotto in massima sicurezza. E' prevista infatti una sala di confezionamento dedicata. La fattibilità del piano sarà garantita poi da un'adeguata copertura economica a sostegno dei soci intenzionati ad aderirvi.
Sfide per il futuro
Michele Odorizzi rimarca l'intenzione di proseguire con l'implementazione del numero di celle ipogee, voluto fortemente dal Consorzio Melinda e messo a punto grazie agli scienziati delle Università di Trento e di Trondheim, in Norvegia

"Manteniamo fede alla nostra mission basata sulla massimizzazione del profitto dei frutticoltori in maniera sostenibile, nel rispetto di tutti gli stakeholder e dell'intero sistema di cui facciamo parte, per storia e tradizione, e a cui dedichiamo ogni giorno tempo ed energie per garantire il migliore futuro alle prossime generazioni".
"E' per questo che puntiamo da sempre sulla qualità di un prodotto che, al di là della guerra dei prezzi e dei costi di manodopera in Italia, resta una delle punte di diamante della nostra agricoltura. I mercati hanno bisogno di prodotti buoni e sani e i nostri frutti hanno sempre una nota di sapore differente, determinata da condizioni e tradizioni che non si ritrovano in nessuna altra parte del mondo".
Autore: Concetta Di Lunardo

Fonta: Freshplaza